Antipasti che riportano al Perù. Primi che richiamano la cucina asiatica tipica del Giappone e della Cina. Ma anche secondi che fanno capo a suggestioni dal Messico e cocktail le cui note aromatiche si rifanno indiscutibilmente alla cultura italiana. È un “viaggio nei sapori” quello che invitano a fare Gabriel Berisha e Chiara Landucci da “DOV House”, home restaurant torinese dal format sorprendentemente diverso da quello di un classico ristorante. Sì, perché qui il servizio è limitato a un massimo di 4 ospiti sconosciuti. Sempre qui ci si siede attorno al bancone e si osservano metodi di cottura, preparazioni e impiattamenti di un luogo che si impone quasi come un centro di sperimentazione culinaria. In un’atmosfera che ha un non so che di mistico ed evocativo, forse anche per quella carta astrale che non aspetta altro se non di essere scoperta dall’ospite più curioso. Il design degli arredi richiama lo stile vintage. Ci sono libri di vita e di viaggio, dischi di vinile che risuonano melodie esotiche, e un comodo divano, dove la giovane coppia invita a sederti per un aperitivo di benvenuto. A patto, però, che tu sia disposto a metterti comodo, esattamente come faresti a casa tua. Qui la cucina, così moderna e senza schemi, lascia spazio ad una dimensione conviviale così intima da farti pensare di essere andato a cena da amici. Da DOV si mangia, si beve, ma soprattutto si dialoga, ci si racconta e ci si connette.
Una cucina genuina, autentica e libera dagli schemi
Luogo di conservazione e creazione, DOV è un home Restaurant atipico. Il nome sta per “Denominazione di origine Valsusina”, eppure i piatti non sono vocati alle tradizioni alimentari del Piemonte, non hanno nulla a che vedere con la filosofia nordica. Ed ecco apparire tra i pensili della cucina fermentazioni, pozioni, conservazioni sotto sale e sotto zucchero. Gabriel ama sperimentare, per questo la sua cucina è al tempo stesso genuina, autentica e libera dagli schemi. “Qui tutto segue lo spirito dell’improvvisazione: non ci sono percorsi da seguire né regole, ma semplicemente il fluire di quello che sentiamo noi e che sentono gli altri”. Dieci le portate e 4 i gusti primari: amaro, acido, dolce e salato. “Il nostro menù cambia di continuo in base all’ispirazione e agli stati d’animo, ma anche in base alla stagionalità dei prodotti e a quello che offre il mercato, per questo se un ospite decide di tornare da noi può star certo che mangerà piatti completamente diversi”. Cenare da DOV è un po’ come accettare una cena al buio, perché non sai mai cosa aspettarti. “Nella mia testa passano tante informazioni, quindi se mi immagino quattro ingredienti a caso sono in grado di trasformarli in piatti prendendo spunto dalle esperienze che ho vissuto durante i miei viaggi nel mondo”.
La carta astrale
Tra cibo, vino e storie di vita, da DOV il tempo scorre inesorabilmente verso l’ultima sorpresa della serata: la famosa carta “astrale”. No, non stiamo parlando di piano Natale né di letture del palmo della mano. È Chiara a raccontarne il senso: “A fine serata facciamo scegliere agli ospiti una carta all’interno del mazzo e poi leggiamo il suo significato facendoci aiutare da un libro referenziato”. Un gioco che si impone anche come ricordo dell’esperienza e che in futuro potrebbe tornare utile a chi desidera tornare tra le mura di Chiara e Gabriel. “Forse ancora nessuno lo sa, ma noi segniamo tutto quello che possiamo delle persone che vengono a mangiare da noi così da poter personalizzare il loro menù nel caso di una seconda volta. E poi la carta che regaliamo al termine della serata è un po’ un lasciapassare per i prossimi eventi”.
Chi erano Gabriel e Chiara prima di DOV
Gabriel nasce in Albania e all’età di 5 anni si trasferisce con la famiglia in Italia, in un paesino della Valsusa. “Quella terra mi ha dato una grande mano a integrarmi in Italia, ma mi sono reso conto che era tanto indietro e che aveva necessità di crescita”. Così giusto il tempo di crescere e a 20 anni decide di lasciare casa per un viaggio che sarebbe dovuto durare 2 mesi. “I due mesi sono poi diventati 10 anni: viaggiando ho cambiato più volte vita, comfort, cultura, amicizie e famiglie, ma soprattutto ispirazione per la cucina, un mondo che mi ha sempre appassionato”. Tra tutti i Paesi visitati, quello che più gli scuote l’anima è l’Australia. “Era l’anno del Covid e mi sono ritrovato senza lavoro, con tanto tempo libero, così tra una seduta di yoga e un’altra ho iniziato a pensare come poter dare vita a qualcosa di mio”. Detto fatto dopo il rientro in Italia Gabriel compra casa e poco dopo conosce Chiara, di origini toscane, laureata in filosofia, non a caso appassionata di Epicuro per il suo “vivere nel momento presente e godere di quello che è ora”. A legarli è un pensiero: “in un ristorante la dimensione conviviale si perde, perché non c’è tempo per dare attenzione a tutti i commensali”. Da qui poco dopo tra le mura di quella che oggi è casa loro prende vita DOV, un progetto ambizioso in cui invece la condivisione è amplificata alla massima potenza. “Lavorare a casa è diverso, ti sembra di essere più a una cena con amici e questa credo sia una delle dinamiche più belle che si possano creare in un’esperienza culinaria”. Nonostante l’Home Restaurant sia stato aperto da appena qualche mese Gabriel pensa già al futuro: “Oggi siamo una realtà piccola, ma io sto già pensando a un progetto sociale, magari in Val Susa, perché mi ero promesso che un giorno sarei tornato lì e avrei fatto qualcosa e poi anche perché sono convinto che abbia tanto potenziale inespresso”.