A 13 anni ha conquistato la sua prima medaglia d’argento. A 14 è stata l’atleta azzurra più giovane a debuttare in un mondiale, “battendo per “precocità” Federica Pellegrini. E a 19 anni ha sfiorato per un solo, fatale, centesimo la medaglia di bronzo ai Giochi Olimpici di Parigi 2024. “Che peccato”, avranno pensato coloro che l’hanno vista piangere in diretta TV. Ma per Benedetta Pilato quelle lacrime sono state lacrime di gioia. Di emozione per un 4° posto che portava con sé i sacrifici di una 19enne impegnata a conciliare la propria carriera e gli anni più belli della propria vita. Quelli dell’adolescenza. Uno straordinario esempio di come nello sport si possa vincere (o perdere, dipende dai punti di vista) anche senza salire sul podio. Dopo una bufera social che l’ha vista protagonista per diverse settimane, ho voluto intervistarla con un chiaro intento: rivivere insieme a lei l’emozione dei Giochi. E così è stato. Perché a telecamere spente, davanti a un aperitivo, Benedetta si è lasciata andare ad un pensiero che ben la rappresenta: “una persona che sa nuotare non si appoggia ad altri per non affondare”.

Il nuoto come necessità

Nata con un problema all’anca che la costringe ad un intervento in tenera età, Benedetta si approccia al nuoto per necessità. “Ho iniziato ad andare in piscina per fare riabilitazione, per poi essere obbligata dai miei genitori a nuotare. Per fortuna poi è diventata davvero una passione”. Inizia così a vivere sempre più frequentemente l’elemento acqua, tanto che il suo allenatore, riconoscendone il talento , la sprona a intraprendere la carriera di nuotatrice. “Tutta la prima parte della mia storia con il nuoto è nata mentre andavo a scuola e a livello di organizzazione non è stato facile, specie l’ultimo anno, perché avevo da pensare anche alla maturità, alla patente e all’esame per l’università”. È poi il desiderio di potersi dedicare a 360 gradi al nuoto che la spinge a trasferirsi a Torino, dove prende ufficialmente il via il suo primo anno professionistico. “Ora nuoto due volte al giorno, mattina e pomeriggio: sicuramente è stancante, ma farlo a tempo pieno è tutta un’altra storia”.

Le Olimpiadi di Parigi 2024

Le Olimpiadi sono per molti atleti un punto d’arrivo. Una tappa che porta con sé storie di vittoria e altrettante sconfitte. Ma per Benedetta sono solo il punto di partenza. “Il mio approccio a Parigi 24 è stato complicato per diversi motivi. Ho cambiato allenatore, mi sono trasferita da Taranto a Torino e mi sono allontanata dalla mia famiglia. E poi avevo appena ripreso in mano la mia carriera e anche un po’ il mio talento, che si era un po’ nascosto, quindi quando ho visto che ero arrivata quarta, per poi un battito di ciglia, non potevo che essere contenta di tutto quello che avevo fatto”. Nemmeno il tempo di uscire dalla vasca ed elaborare quanto appena vissuto, Benedetta viene sopraffatta dai giornalisti e si lascia andare ad un commento a caldo, in diretta TV, che diventa subito dopo bersaglio di giudizi e commenti. “Ci ho provato fino alla fine, – dice – mi dispiace, però sono lacrime di gioia, ve lo giuro. Sono felice: un anno fa non ero neanche in grado di fare questa gara e oggi ho nuotato la finale olimpica”. Come biasimarla. Nessuno sapeva il dietro le quinte della sua vita. E nessuno sapeva che quella stessa gara, quella nei 100 metri rana, non l’aveva mai nuotata quell’anno, per cui era già un traguardo essersi qualificata a novembre. “A me dispiace tanto perché mi è stato detto che non volevo la medaglia, che cosa ci sono andata a fare ai Giochi. Ovvio che la volevo la medaglia! Io ho detto quello che pensavo ed è grave commentare i traguardi degli altri senza conoscere il percorso”.

Il mio punto di riferimento? Gregorio Paltrinieri 

Sono tanti gli atleti, anche campioni, che prima di una gara, si rifanno a ritualigesti scaramantici. Chi per non pensare. Chi per scaricare la tensione e l’adrenalina. Ma Benedetta si distingue dagli altri per un suo gesto, che non ha nulla a che vedere con la superstizione: “Mi sono resa conto che l’unica cosa che faccio sempre per una questione di praticità è di pettinarmi i capelli, perché io avendoli ricci dopo che entro in acqua sennò sembro una pazza”. Tra gli altri segni particolari della nuotatrice azzurra c’è il suo raccontare, senza vergogna, di non essere mai stata una appassionata sportiva: “devo essere sincera, a me non è mai piaciuto lo sport. Mi ricordo che ai primi mondiali chiedevo ai miei compagni chi fossero quegli atleti, perché non ero interessata, ma a Parigi sono andata negli altri palazzetti per scoprirne il percorso”. C’è però un nuotatore cui Benedetta si ispira ed è Gregorio Paltrinieri. “Mi sono ritrovata ad osservarlo in situazioni particolari, difficili per la sua carriera, e mi sono resa conto di quanto la testa sia importante, per cui se devo prenderti un punto di riferimento come approccio alla gara mi viene in mente lui”.

La testa: un limite da superare

Benedetta ha solo 19 anni, ma vanta un oro mondiale e quattro ori europei. Tanti i traguardi raggiunti, ma altrettanti quelli nella “wishing list”. Uno il limite: la testa. “Quest’anno io e il mio allenatore ci siamo detti che devo migliorare l’approccio mentale. Lui credeva fossi estremamente forte mentalmente, soprattutto all’approccio alla gara e facessi un po’ c****e ad allenarmi, invece ha scoperto il contrario”. Ansia da prestazione, pessimismo, paura di non fare abbastanza: che cosa entra in gioco nella testa della nuotatrice? “Un po’ tutto in generale. Io sono una che mette tanto le mani avanti, preferisco guardarla in modo negativo così se va male lo sapevo già, che magari spingermi oltre e darmi degli obiettivi”. Un modo di pensare, questo, che l’ha accompagnata durante le Olimpiadi di Parigi, ma ancor prima a Tokyo, dove ha mancato la qualificazione alla semifinale dei 100 m rana, con una squalifica per una gambata irregolare durante la gara. “Avevo un po’ quel trauma lì e pensavo: le gare andranno male, le gare andranno male e se tu te lo continui a ripetere alla fine succede”.

Tra sogni nel cassetto e mantra 

Nel suo futuro Benedetta vede il nuoto. Ma c’è un sogno nel cassetto che, chissà, magari un giorno perseguirà. “L’ultimo anno di maturità volevo provare a fare i test di medicina, ma so che se dovessi fare la doppia carriera toglierei tempo al nuoto e visto che al momento mi trovo così a mio agio con quello che faccio, voglio dedicarmici al 100%”. Consapevole che oggi Benedetta sia fonte d’ispirazione per le nuove generazioni, le chiedo un consiglio a cuore aperto per chi ambisce ad una carriera come la sua: “Il consiglio che mi sento di dare è di essere sempre sé stessi, di non ascoltare nessuno e di andare diritti per la propria strada. Questo è stato il mio mantra negli ultimi anni. E poi di avere coraggio nel fare le scelte”.

 

 

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