Cielo. Per molti è quasi un limite. Ma per chi ama volare è “casa”. Perché trova in quello spazio immenso, a chilometri di distanza dalla materia, la massima espressione di felicità. Ed è questo il caso del trentaquattrenne trentino Luca Giovannini, paracadutista professionista, base jumper e istruttore in un tunnel del vento. Quella di Luca con il “cielo” è una passione di famiglia. Un’eredità immateriale tramandata prima dal nonno, all’epoca pilota, poi dal papà paracadutista. Non a caso il luogo d’infanzia di cui ha un ricordo più nitido è quello dell’aeroporto. Dopo aver sentito parlare di lui da un amico in comune, la mia curiosità nel saperne di più su questo sport estremo mi ha spinto all’Aero Gravity di Milano. Sapevo che il tempo a disposizione per intervistarlo era poco, perché Luca aveva giusto mezz’ora prima di iniziare lezione. Ma non sapevo che in quei 30 minuti avrebbe fatto volare anche me. E così, dopo aver parlato di paracadutismo, base jumping, meteo, capacità personali ed equipaggiamento, mi ci sono ritrovata anche io in quel Tunnel del vento.
Partiamo dalla base: paracadutismo e base jumping non sono la stessa cosa. Il primo è un volo libero. Si parte con un aeroplano, si va in quota e si salta, per atterrare poi in un’aviosuperficie. “Nel paracadutismo ci sono diverse discipline: alcune consistono in determinati lavori in caduta libera, altri sottovela, quindi volando il paracadute. – mi racconta Luca – Io faccio più freefly, quindi volo in caduta libera con gruppi di persone e in diverse posizioni”. Il base jumping invece, è sempre un salto con il paracadute, ma parte da una base fissa. “È questa la grossa differenza: nello skydiving e nel paracadutismo serve un aeroplano per andare in quota, mentre nel base jumping serve un oggetto fisso che può essere una montagna, un ponte, un’antenna, insomma qualsiasi cosa che parta da una velocità a zero”.
Come in tutti gli sport outdoor, anche nel paracadutismo il vincolo principale è il meteo. Luca mi spiega che “per poter volare bisogna avere una bella giornata con venti assenti, visibilità ottimale e nessuna nube in mezzo o temporali in arrivo”. Ma il tempo non è l’unica variabile da tenere in considerazione prima e durante un volo. Ci sono anche (e soprattutto) la capacità personale e la conoscenza dell’equipaggiamento. Tutte competenze che si acquisiscono con il tempo, facendo corsi e ambendo ad una progressione continua. “Ultimamente il problema è che in qualsiasi social apriamo, troviamo migliaia di questi video in volo e molta gente magari corre nello sport, corre nella sua progressione per arrivare a postare un contenuto. – precisa Luca – Un po’ per ego, un po’ perché questa società sta andando così, ma in realtà dietro a questi salti ci vogliono anni, stagioni di allenamento e preparazione”.
Luca mi parla del paracadutismo con tono pacato, modesto e umile. Anche quando racconta di un imprevisto capitato in volo. “Così su dei piedi quello che mi viene in mente è un incidente in apertura del paracadute, quando ero ancora all’inizio di questo viaggio: avevo 30-40 salti e si erano annodate due funicelle sul paracadute, ma è bastato fare la procedura d’emergenza, quindi sganciare il paracadute principale e aprire poi quello di riserva”. La sua pacatezza deriva dalla sua ampia esperienza. Ma anche dal suo “self-control”. Perché come in ogni disciplina sportiva ci possono essere dei malfunzionamenti, ma “se si è prudenti e si tengono i range di sicurezza, avere un problema è risolvibile”. A cosa pensa Luca prima di ogni salto? È semplice: a rilassarsi, ad avere una buona respirazione e a visualizzare il salto. E lo fa “come se fosse un percorso sugli sci o un circuito di Formula 1, concentrato ma non teso”.