L’arrampicatrice statunitense Lynn Hil sostiene che “l’arrampicata non è tanto raggiungere la cima, ma piuttosto tutto quello che sta nel mezzo”. Una riflessione, la sua, che ben racconta la filosofia di questo sport, dal 2021 diventato una disciplina olimpica. Arrampicare non significa soltanto avere forza fisica e tecnica, ma soprattutto avere il pieno controllo della propria mente. Perché se manca quello, manca tutto. Me lo ha confermato anche Claudia Ghisolfi, Campionessa italiana di Lead. Da oltre 20 anni arrampicata in palestra e su roccia, eppure la sua più grande paura è il vuoto. Dopo aver letto di lei su giornali e social, sono andata a intervistarla all’Escape di Torino, palestra in cui si allena quando non è in giro per il mondo a fare gare. E il nostro incontro mi ha lasciato un ricordo chiaro, ovvero che spesso le nostre paure sono davvero solo un’illusione.
C’è chi resta “appeso” in parete per ore ed ore con imbracatura e corde. Chi preferisce arrampicare in tutta leggerezza soltanto con scarpette e magnesite. C’è chi va in falesia, chi fa boulder e chi fa speed. Quello dell’arrampicata è un mondo verticale capace di declinarsi in varie discipline. Tutto dipende da dove, come e quando si arrampica, ma anche dallo stile che si decide di seguire. “Io ho vinto nella Lead, che consiste in una parete alta più o meno 15-20 metri dove bisogna scalare con imbracatura e corda e vince chi arriva più alto”. Un titolo, quello di Campionessa italiana di Lead 2024, che rivendica la vittoria di 11 anni, ma ancor più un brutto infortunio. “Questo è stato il più pesante mentalmente perché non era legato all’arrampicata, ma ad un incidente stradale – spiega Claudia – La ripresa è stata molto lunga perché all’inizio non riuscivo nemmeno a infilarmi le scarpette, ma non ho mai smesso di allenare il mio corpo”.
Nell’arrampicata uno dei fattori più sfidanti è l’altezza. Quella sensazione di vertigine che spinge il cervello a pensare: “fammi scendere subito a terra”. Mi viene spontaneo chiedere a Claudia se ha mai avuto paura. E la sua risposta mi sorprende. “Sembrerà strano, ma sì, ho paura di cadere e ho paura del vuoto, ma la cosa particolare di me è che in gara o in falesia spengo il cervello, mi focalizzo sul momento e scalo come se intorno a me non ci fosse niente, concentrandomi solo sui movimenti”. Perché nell’arrampicata uno degli aspetti fondamentali è quello emotivo. “La testa è fondamentale, più della forma fisica o della tecnica, perché senza quella non vai da nessuna parte”. Ed è l’approccio a fare la differenza. “Quando sei in forma e sai di vincere hai più ansia e sprechi più energia, perché hai paura di fare errori, mentre nell’ultimo campionato italiano ho vinto perché ero tranquilla mentalmente e mi sono goduta il momento”.
Essere atleta professionista comporta sacrifici, rinunce e duro allenamento. “Più sono lontana dalle gare e più mi alleno, anche due volte al giorno, quasi tutti i giorni, con una giornata di scarico, mentre pre gare ho bisogno di riposo, perché devo arrivare alle gare nella migliore forma possibile, quindi al massimo mi alleno 4 o 5 ore a settimana”. Tra un allenamento e l’altro, però, Claudia trova il tempo di pensare al suo sogno nel cassetto. “Ne ho già realizzato uno facendo il 9A in falesia, ma se penso alle gare vorrei arrivare ad una finale di Coppa del Mondo, dato che due anni fa ci sono arrivata molto vicina, ma di solito quando lo dici non si avvera, quindi forse ho fatto male a dirlo!”.